Disposizioni relative ad impianti di comunicazione elettronica destinati ad uso pubblico (Articoli 86-95)

Il D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259, recante il “Codice delle comunicazioni elettroniche” (di seguito, il Codice) dedica alla materia dell’installazione di reti ed impianti di comunicazione elettronica un intero capo, il quinto, che si compone di dieci articoli (da 86 a 95). In essi è recata la disciplina generale del procedimento di autorizzazione all’installazione degli impianti (il cd. cablaggio orizzontale), della condivisione delle infrastrutture (il cd. cablaggio verticale) e degli oneri economici che possono imporsi agli operatori. Tuttavia, contrariamente a quanto accade per le altre tematiche affrontate nel Codice, nel caso di specie la relativa disciplina non esaurisce l’impianto normativo rilevante, integrato da interventi che il legislatore ha posto in essere anche successivamente all’adozione del Codice (si pensi, in primis, alla legge n. 133/08 e alla legge n. 111/11) e ciò al fine di adeguare detto impianto alle sempre più pressanti
esigenze di semplificazione delle procedure di realizzazione delle reti di nuova generazione, attesa la loro riconosciuta valenza strategica per la modernizzazione del Paese. Invero, la frammentarietà delle fonti normative, cui si aggiungono le copiose prescrizioni regolamentari attuative deliberate dall’Autorità, disegna un quadro articolato e complesso che appare in frontale contrasto con il decantato fine della semplificazione delle procedure. Questa ed altre problematiche saranno analizzate nei paragrafi che
seguono.

L’Agcom e le frequenze

La televisione digitale terrestre, in sigla TDT spesso abbreviata in “digitale terrestre”, è la televisione terrestre rappresentata in forma digitale: da un punto di vista tecnico, infatti, il segnale televisivo è un’informazione elettronica e, in quanto tale, può essere trasmesso sia in forma analogica che digitale.

Il sistema usato nel Digitale terrestre è lo stesso già adottato nella trasmissione digitale satellitare, con la differenza che non occorre una parabola per ricevere il segnale visto che questo non arriva da un satellite, ma da un’antenna situata a terra. Come nella trasmissione satellitare le immagini sono trasmesse come sequenze di bytes, che devono poi devono essere ricevuti e riconvertiti per ricostituire l’immagine da proporre a video.

Questa attività viene svolta dal decoder o dal sintonizzatore digitale interno all’apparecchio tv.

Il passaggio alla tecnica digitale determina la possibilità di elaborare e comprimere dati, appunto digitali, rendendo assai più efficace l’uso della capacità trasmissiva di una frequenza.

In generale, la tecnica digitale consente di offrire servizi televisivi nuovi, o comunque migliori: programmi aggiuntivi, elevata qualutà dell’immagine e del suono, servizi interattivi e di trasmissione dati, tra cui i servizi della società dell’informazione e di internet.

Invero, nella televisione analogica ad ogni rete/ frequenza corrisponde un solo programma; la trasmissione in tecnica digitale permette, invece, di diffondere su una stesse rete un maggior numero di programmi (cd multiplex): gli impianti e le frequenze individuati nel titolo abilitativo di un operatore possono, quindi, essere utilizzati anche ai fini della trasmissione di programmi di fornitori di contenuti terzi, nonchè di servizi interattivi.