Le politiche europee nel settore audiovisivo e cinematografico

La competenza dell’Unione europea (UE) ad intervenire nella definizione delle politiche relative al settore audiovisivo, compreso quello cinematografico, va ricercata nel combinato disposto di diverse norme contenute nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE) da leggersi alla luce della interpretazione evolutiva datane nel tempo dalla Corte di giustizia. Si tratta degli articoli 28, 30, 34, 35 relativi alla libera circolazione delle merci; negli artt. da 45 a 62 inerenti la libera circolazione delle persone dei servizi e dei capitali; negli artt. da 101 a 109 sulla politica di concorrenza; negli artt. 114 sull’armonizzazione tecnologica; 165 sull’istruzione; 166 sulla formazione
professionale; 167 relativo specificamente alla cultura; e 173 all’industria.
La circostanza per cui la base giuridica che legittima l’intervento dell’UE nel settore in esame sia da rintracciarsi nelle disparate fonti sopra elencate discende dalla natura ibrida dei beni e servizi media, idonei a rivestire tanto un valore culturale che un valore economico alla stregua dell’ordinamento europeo. Al fine di comprendere la rilevanza culturale del fenomeno audiovisivo vale la pena di riprendere quanto a più riprese sottolineato dalla Commissione europea, secondo la quale il settore audiovisivo, in quanto strumento principe di veicolazione di idee e valori, forgia identità e si presta a rappresentare un importantissimo motore per l’integrazione europea tale, pertanto, da contribuire significativamente alla crescita sociale ed economica dell’Europa, oltre a costituire una fonte di innovazione.