Il Framework Nautilus per la gestione dell’innovazione e la sua applicazione al caso della start up Glass to Power

La gestione dell’innovazione è un argomento da sempre al centro dell’interesse di una pluralità di stakeholder a livello globale. Tale tematica assume una strategica rilevanza per le aziende e più in generale per le economie locali, in particolar modo per quanto riguarda la capacità di generare competitività e nella creazione di valore per le singole attività. Le imprese – sia grandi compagnie, PMI o start up – intraprendendo attività innovative, da un lato ricevono dei premi per il rischio superiori alla media (come storicamente dimostrato da numerosi contributi empirici), dall’altro innalzano il livello di competizione a vari livelli, impattando pertanto i relativi processi concorrenziali annessi. Se quindi da un lato la gestione dell’innovazione può esser considerata un’attività correlata alla creazione di ricchezza e valore per l’azienda, nonché per il territorio – secondo una visione allargata – dall’altro lato occorre tener presente che esso è un problema manageriale (Sobrero, 1999). Ad oggi tale tema è il fulcro di numerose scelte strategiche e decisioni dei governi, nonché dibattiti tra i policy makers – sia a livello nazionale che internazionale – e i diversi attori del cosiddetto “ecosistema dell’innovazione”. Data la forte attenzione rivolta a questo argomento, si è deciso di porre l’attenzione su una consolidata metodologia, ovvero il framework metodologico “Nautilus”, e su quella che è considerata a tutti gli effetti una best practice, il caso “Glass to Power”, senza tralasciare i fondamentali aspetti legati alla comunicazione che hanno contribuito in maniera significativa al successo della start up.

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La crescita dei servizi di cloud computing

Negli ultimi anni l’avanzata dei processi di trasformazione digitale dell’economia ha favorito una significativa espansione della domanda di servizi di cloud computing. Le imprese utilizzano i servizi di cloud computing per conseguire delle efficienze nella gestione della crescente quantità di dati informatici che occorre produrre, immagazzinare, elaborare e conservare. Il lavoro contiene un sintetico rapporto sullo stato dell’arte del mercato dei servizi di cloud computing. Si analizzano le caratteristiche principali di tali servizi e sono riportate le statistiche più significative sul grado di diffusione e sul valore delle vendite generati. Infine, si rappresentano gli aspetti di maggiore rilevanza sotto il profilo dello sviluppo del mercato in chiave competitiva, esaminando le tendenze più rilevanti in atto (aumento del grado di concentrazione dell’offerta, diffusione dei servizi di cloud ibrido, strategie di approvvigionamento “multicloud”).

 

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L’introduzione della 5G e la gara di assegnazione delle frequenze

La gara per l’assegnazione dei diritti di uso delle frequenze per la 5G indetta dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha registrato un importante successo capace di generare un incasso di circa 6,5 miliardi di euro per lo Stato. L’introduzione della rete wireless di quinta generazione rappresenta una scelta strategica fondamentale per l’economia italiana e lo stesso successo dell’asta, caratterizzata da notevoli rilanci da parte dei player delle telecomunicazioni, ha testimoniato il grande interesse degli operatori per le notevoli ricadute che avrà sull’intero comparto economico. La 5G darà inizio a nuova era nell’ambito della connettività assumendo le vesti di un’innovazione del tipo general purpose, ovvero capace di influenzare l’intero sistema economico-sociale favorendo l’introduzione di numerose innovazioni. La capacità della nuova rete di gestire enormi volumi di dati con bassa latenza permetterà la più ampia diffusione dell’Internet of Things (IoT), della Virtual Reality (VR), dell’Augmented Reality (AR), dell’intelligenza artificiale (AI) e dei servizi cloud, accelerando la digitalizzazione dell’economia ed accrescendo la competitività del Paese. Nell’articolo, dopo un breve excursus sui precedenti standard wireless che si sono succeduti nel tempo, si descrivono le caratteristiche tecniche della 5G e la sua peculiare capacità di garantire la comunicazione anche tra i dispositivi. Successivamente saranno analizzati i driver che hanno spinto per la realizzazione del nuovo standard, mentre nella quarta sezione sarà esposto il potenziale impatto della 5G sui sistemi economici nazionali. L’articolo si chiude con la descrizione del bando del MISE che recepisce le direttive comunitarie e con l’analisi dell’esito della gara.

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Il ruolo della comunicazione per start up e spin off: development stages e start up financing

Nel corso degli ultimi anni la comunicazione ha vissuto una notevole evoluzione dovuta in particolar modo all’avvento massivo del web, di internet e di una moltitudine di social networks, nonché lo sviluppo e la rapida diffusione di nuovi innovativi modelli e strumenti. Per le nuove società, in particolar modo le start up e gli spin off, la comunicazione gioca un ruolo fondamentale sia al loro interno che all’esterno. A seconda dello stadio di sviluppo della compagnia e/o degli stakeholder di riferimento, variano le modalità di comunicazione e le relative strategie poste in essere dalle società in tale ambito. Ad oggi esistono diversi modelli organizzativi e di strategie di sviluppo delle start up e spin off, in tutti questi la comunicazione risulta un comune driver che assume un fondamentale ruolo sia per le fasi iniziali di avvio delle neo imprese, sia per l’ottenimento di finanziamenti che il conseguente miglioramento delle performance. Le nuove imprese hanno particolare riguardo alle strategie di comunicazione e al marketing. Date le scarse risorse iniziali, le tipologie che esse privilegiano sono specialmente i modelli di comunicazione non convenzionale e low cost. La rilevanza della comunicazione viene messa in risalto anche dai più recenti interventi in tema di regolamentazione da parte di diverse Authority,tra cui la Consob. Ciò trova riscontro in particolar modo considerando alcune nuove tipologie di raccolta di capitale di rischio e meccanismi di finanziamento innovativi, come ad esempio il crowdfunding. L’obiettivo di questo articolo è descrivere l’evoluzione della comunicazione, le funzioni ed il relativo ruolo che essa riveste per le start up e gli spin off. Il tema della comunicazione è particolarmente attuale ed è al centro dell’interesse sia di startupper che dei policy makers. Questo contributo cerca quindi di fornire un supporto a diverse tipologie di soggetti e presentare una panoramica rappresentativa dell’attuale contesto relativo alle start up e agli spin off analizzandone lo stato e le novità in tema di comunicazione.

 

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MC n. 1/2019

E’ uscito l’ultimo numero della rivista “MC – Diritto ed economia dei mezzi di comunicazione”, pubblicazione quadrimestrale che, da oltre dieci anni, contribuisce a mantenere vivo in ambito scientifico il dibattito sulle problematiche che investono il mondo della comunicazione e dell’informazione, confermandosi, anno dopo anno, strumento indispensabile di aggiornamento e di approfondimento per i professionisti, per gli operatori e per le istituzioni del settore. Il numero si apre con l’editoriale del Prof. Astolfo Di Amato dal titolo “La Corte Costituzionale sui contributi all’editoria: quando i giudici si dissociano dalla realtà”. Si tratta di un excursus della Corte sulla sentenza n. 206 del 4 giugno 2019 in riferimento all’attuale disciplina dei contributi all’editoria, ed in particolare sul diritto soggettivo delle imprese editrici a misure di sostegno dell’editoria.
Sempre in tema di contributi all’editoria è il contributo di Silvio De Stefano e Diego Mauri. Questa volta trattasi di commento alla Sentenza della Corte di appello di Milano, sez. IV penale, n. 7837 del 18 dicembre 2018 – 14 gennaio 2019 sul controllo e collegamento delle imprese richiedenti il contributo pubblico.
Start Up e innovazione è invece il fulcro del lavoro di Emilio Sassone Corsi e CiroTroise, con particolare riferimento al framework Nautilus per la gestione dell’Innovazione e la sua applicazione al caso della start up Glass to Power.
L’attenzione poi si rivolge al Cloud Computing, sulla sua crescente diffusione, delle sue dinamiche di mercato e la nascita di nuovi modelli Cloud sempre più diffusi tra le aziende.  Lo studio di Elia Ferrara offre spunti interessanti sulla diffusione del modello “multicloud” e le questioni concorrenziali e costituisce uno strumento molto efficace per studiare lo stato dell’arte delle infrastrutture di rete, sia dal punto di vista degli investimenti che da quello dei fattori di stimolo e di crescita della nuova economia. Di grande attualità è invece il contributo di Gaetano Buccino e Alessandro Augurio sul tema dell’introduzione della 5G e la gara di assegnazione delle frequenze, ed in particolare sull’evoluzione degli standard wireless nel tempo: dalla prima generazione alla 5G al recepimento della Direttiva europea.

Merita particolare attenzione infine il contributo di Ciro Troise, Oreste D’Ambrosio e Domenico Ferrara sul tema del ruolo della comunicazione per start up e spin-off: development stages e start up financing. Si tratta di un approfondimento a 360° sulle funzioni ed evoluzione della comunicazione, sulle Start up e Spin off, sulle strategie e comunicazione interna-esterna delle nuove imprese e il relativo scenario in Italia.

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Il “controllo” tra imprese editrici e i presunti illeciti sui contributi: sulla necessità di una lettura restrittiva a tutela del pluralismo

La sentenza in commento (Corte di appello di Milano, sez. IV penale, n. 7837 del 18 dicembre 2018 – 14 gennaio 2019) consente di tornare su una questione che, sebbene in procinto di essere superata dal progressivo e quasi radicale inaridimento dei contributi
all’editoria1, mantiene ancor oggi tutto il proprio interesse nell’ambito di numerosi procedimenti giudiziari pendenti e, più in generale, conserva una importanza fondamentale nella (seppur calante) promozione dell’editoria c.d. “debole” e nella (sempre auspicabile) tutela del pluralismo dell’informazione.

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La Corte Costituzionale sui contributi all’editoria: quando i giudici si dissociano dalla realtà

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 206 del 4 giugno 2019, ha dichiarato non
fondate le questioni di legittimità costituzionale che il Tribunale di Catania aveva
sollevato in riferimento alla attuale disciplina dei contributi all’editoria.
In particolare, il Tribunale etneo aveva rilevato che la vigente normativa, nel prevedere che i contributi ai singoli editori possano subire una riduzione, rispetto all’ammontare dovuto sulla base dei criteri generali di erogazione, essendo subordinati alla capienza degli stanziamenti di bilancio, avrebbe leso diritti fondamentali quali quelli della libertà di manifestazione del pensiero e del diritto di ciascuno, in uno Stato democratico, ad essere adeguatamente informato.

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MC n. 2-3 del 2017/2018

Il Regolamento Europeo n.679/2016 (GDPR) è intervenuto, in maniera significativa, sul sistema di tutele previsto, a livello europeo, per il trattamento dei dati personali con particolare riferimento alle persone fisiche. La normativa, divenuta direttamente efficace nei paesi membri il 25 maggio 2018, è stata accomodata all’ordinamento italiano, attraverso un lavoro di restyling del D.Lgs. n. 196/2003 così come modificato dal D.lgs. n. 101/2008. Le direttrici su cui si sviluppa la regolamentazione europea possono riassumersi: (i) nel principio di accountability che consente al titolare del trattamento di individuare le misure tecniche ed organizzative più idonee per la sicurezza dei dati ed il corretto esercizio dei diritti dell’interessato; (ii) nella valorizzazione del sistema di tutele dell’interessato finalizzata al concreto esercizio dei tradizionali diritti di accesso, cancellazione e rettifica, nonché all’esercizio dell’innovativo diritto alla portabilità del dato e del diritto all’oblio specie con riferimento alla diffusione attraverso internet. Il momento di sintesi delle attività e del sistema delle deleghe si rinviene nel registro delle operazioni di trattamento previsto dall’art. 30 del GDPR che ne costituisce la cartina di tornasole. Infine, l’introduzione della figura del Data Protection Officer (DPO) prevista obbligatoriamente per alcune categorie di soggetti e con riferimento a talune tipologie di trattamento è tesa a bilanciare e sostenere il titolare nella scelta delle misure tecniche e organizzative che possono garantire la migliore gestione dei dati. La opportuna valorizzazione dell’indipendenza e dell’autorevolezza di tale figura professionale costituisce anche un momento di sensibilizzazione e formazione del personale, nonché di revisione della valutazione di impatto (risk assessment) del trattamento secondo quanto previsto dall’art. 35. L’impianto si completa attraverso un sistema sanzionatorio che aggrava le responsabilità e valorizza il ruolo di supervisore affidato all’Autorità Nazionale di riferimento.

 

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Il sistema delle responsabilità e delle sanzioni

Sul presupposto che il sistema delle sanzioni si colloca nell’indiscusso alveo della certezza del diritto, connaturale ad ogni fonte normativa, non si può prescindere da un suo inquadramento nella complessiva struttura del peculiare intervento in esame, a
partire dalle sue principali logiche giuridiche.
Nella tecnica legislativa comunitaria i regolamenti prevedono dei considerando che rendono in termini espliciti molti dei presupposti giuridici tradotti nel successivo articolato. E’ sicuramente fondamentale l’intero Capo I del GDPR dedicato alle “Disposizioni
generali”, introdotto da un significativo art.1 “Oggetto e finalità” il quale, letto unitamente ai considerando da 1 a 11, consente di individuare gli obbiettivi legislativi della Commissione europea che possono sintetizzarsi nei termini seguenti: assicurare
un livello coerente ed elevato di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali

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Il trasferimento dei dati personali verso paesi terzi o organizzazioni internazionali (con particolare riferimento al sistema bancario)

In Europa, a partire dal 25 maggio 2018, la materia del trattamento dei dati o dei flussi transnazionali e di trasferimento di dati all’estero, è disciplinata dal nuovo Reg. (UE) 2016/679 del 27 aprile 2016, concernente la protezione delle persone fisiche con riguardo
al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, che a tutti gli effetti sostituisce, la regolamentazione contenuta nella, ormai vecchia, direttiva 95/46, che per circa trenta anni ha costituito il punto di riferimento normativo per i paesi europei.
Il Regolamento mira ad assicurare un’armonizzazione di disciplina completa a livello europeo, in materia di protezione dei dati personali, cosicché si avrà una disciplina effettivamente comune a tutti i Paesi membri dell’Unione europea, salvo che per quei profili che il Regolamento lascia all’iniziativa dei singoli Stati membri regolamentare diversamente.

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