Il diritto all’oblio

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Il diritto all’oblio è da intendersi quale diritto dell’individuo a non restare indeterminatamente esposto ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecargli all’onore e alla reputazione.
Si tratta di un diritto di creazione giurisprudenziale, in particolare della Corte di Giusti-zia Europea dal 2014, recepito in parte nel Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali n. 2016/679, emanato il 25 maggio 2016 e entrato in vigore il 25 maggio
2018. Il diritto all’oblio, come meglio si espliciterà nel prosieguo, nasce nel mondo offline e riguarda la ripubblicazione non necessaria di una notizia risalente nel tempo, che originariamente era stata pubblicata in modo lecito. In Cassazione Civile, sez. III, 9 aprile
1998, n. 3679, la Corte afferma che “viene in considerazione un nuovo profilo del diritto di riservatezza recentemente definito anche come diritto all’oblio, inteso come giusto interesse di ogni persona a non restare esposta indeterminatamente a danni ulteriori
che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata”.
Era pacifico che non si potesse mai trattare di cancellazione dell’informazione, ma di divieto di ripubblicazione senza motivo e senza alcun interesse pubblico. La specificità di internet pone il diritto all’oblio in una luce diversa, poiché la notizia risalente continua a permanere nello spazio virtuale in una sorta di “eterno presente”. Quindi, il tema è non tanto la ripubblicazione, ma la possibilità di un agevole accesso a quella notizia.

L'autore

Francesco Saverio Vetere