nel numero 1 del 2009

Il domain name nel codice della proprietá industriale

Paolo Tortorano

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Internet, fin dai suoi albori, è stato definito dalla dottrina il “fenomeno telematico mediante il quale si procede ad una interconnessione dei computer che, mediante l’utilizzo di telecomunicazioni esistenti, possono tra di loro dialogare utilizzando protocolli univoci e servizi di comunicazione standardizzati”. Tra i problemi che Internet ha sollevato una posizione di sicuro rilievo si riscontra nella procedura relativa all’assegnazione e nell’utilizzazione del domain name, che costituisce il segno di identificazione di un sito Internet. Qualunque computer che opera su Internet e che venga collegato ad altri computer per scambiare emails, scaricare files ovvero compiere altre operazioni,  possiede un proprio identificatore numerico (numero IP), che corrisponde ad una determinata macchina o, comunque, individua un determinato “luogo” della Rete.

Si ha così un vero e proprio indirizzo, poiché ogni numero IP serve ad individuare esattamente il computer anche “geograficamente”, nel senso che la prima parte del numero indica la rete locale alla quale il computer è connesso, la seconda parte il singolo computer. Stante la difficoltà della memorizzazione e della conseguente classificazione degli indirizzi numerici IP, allo scopo di agevolare l’utilizzo della rete e, quindi,  l’individuazione dei singoli computer, si è pensato di tradurre tali indirizzi IP in indirizzi DNS (Domain Name System) consistenti in gruppi di lettere, nomi o sigle più facilmente memorizzabili e, quindi, utilizzabili. Ogni identificatore numerico è stato associato ad una parola, ovvero ad una sigla, scelta dall’utente del computer; parole o sigle che a loro volta sono incluse nei nomi di dominio e consentono agli utenti di entrare in rete e di collegarsi ad altri computers senza la necessità di ricordare il numero IP che identifica l’indirizzo di ciascun server. Un domain name è composto da vari elementi che ricordano in qualche modo il rapporto tra il numero telefonico dell’utente, il prefisso nazionale e quello internazionale, con l’unica differenza che nei nomi di dominio il percorso dal generale al particolare va da destra a sinistra, e non viceversa.

L’utilizzazione di tale sistema ha imposto una rapida individuazione dei principi di diritto, nonché la elaborazione di regole, idonee sia a  disciplinare i rapporti tra i soggetti che utilizzano o, comunque, interagiscano con la Rete, e sia a garantire un’adeguata tutela dei diritti medesimi, peraltro sempre tenendo nel debito conto che Internet è diventato una sorta di piazza di mercato globale (electronic marketplace), in cui  gravitano interessi economici sempre più rilevanti con possibili compromissioni dei diritti delle persone e delle imprese. Attesa la natura di Internet, ben rappresentata dall’affermazione che la Rete telematica da luogo “ad una rete di reti”, e lo sviluppo globalizzato della Rete stessa che determina una forma di comunicazione che oltrepassa (anzi prescinde) la territorialità dei singoli Stati, si è inoltre ritenuto che le problematiche giuridiche connesse all’utilizzazione di Internet non possono trovare soluzione con l’applicazione della sola legge del paese dove il problema è sorto. Pertanto, non avendo Internet, per sua intrinseca natura, frontiere territoriali, si è evidenziato non possa essere soggetto esclusivamente alle leggi ed all’intervento dell’autorità governativa di un determinato Stato. Quanto alla individuazione di una regolamentazione di Internet, si è poi dibattuto in dottrina ed in giurisprudenza se la sua gestione potesse essere compatibile con le attuali categorie ed istituti giuridici.

Sul punto è stato evidenziato essere giuridicamente errato – oltre che utopistico – configurare l’esistenza di un non meglio definito “cyberdiritto” con regole proprie, contrapposto al diritto statuale ed alle normative sovrastatali. Si è, quindi, giunti alla conclusione che non può sussistere un diritto di Internet del tutto avulso dal mondo reale (quello che vale per la rete esiste allo stesso modo nel mondo esterno) e si è rilevato che Internet, come tutti i fenomeni che interessano l’uomo, non può sottrarsi alla regolamentazione giuridica; ed in quanto se anche Internet è una rete aperta, senza “padroni”, alla quale tutti possono potenzialmente accedere, ciò non significa che essa sia una sorta di entità astratta, sottratta ad ogni norma che non sia strettamente tecnica. Si comprende, quindi, come la tutela del domain name in Internet abbia attirato oltre all’interesse dei legislatori nazionali e sovranazionali, l’attenzione delle organizzazioni che, a diverso titolo e con fini diversi, operano nel mondo della Rete con l’intento di assicurare una concreta tutela dei diritti di coloro che utilizzano legittimamente il domain name; obiettivo quest’ultimo che si è tentato di conseguire anche attraverso la previsione di un sistema alternativo di risoluzione delle controversie. In particolare, va poi aggiunto che le questioni giuridiche relative alla tutela del domain name, in quanto segno di identificazione di un sito Internet, non possono rimanere estranee all’ambito di operatività della disciplina sulla tutela del diritto al nome e della personalità, nonché in materia di segni distintivi dell’impresa ed all’istituto della concorrenza sleale, normative da più parti richiamate, in quanto ritenute le più idonee a regolamentare le problematiche sollevate in merito ad una corretta assegnazione ed utilizzazione del dominio.

L'autore

Paolo Tortorano