nel numero 3 del 2011

Il pluralismo nel settore dei media. Un confronto internazionale

Danicla Fratini

Elisa Colorito

5,00

Il concetto di pluralismo dei mezzi di comunicazione e lo studio degli strumenti più idonei a salvaguardarne la tutela è oggetto di un dibattito
che a livello internazionale coinvolge da più di trenta anni accademici, funzionari pubblici e studiosi di discipline diverse mentre, con riferimento
al nostro Paese, non solo il tema non ha destato la medesima attenzione, ma spesso la stessa nozione di pluralismo e le misure di intervento
funzionali alla sua garanzia vengono confuse, rispettivamente, con il concetto di concorrenza e con le misure di tutela antitrust.
La nozione di pluralismo, infatti, necessita di essere adeguatamente definita ed ulteriormente approfondita anche in funzione dello sviluppo
tecnologico delle piattaforme trasmissive, della digitalizzazione dei contenuti e della progressiva affermazione dei mezzi innovativi, che stanno gradualmente modificando sia le modalità di produzione, distribuzione e trasmissione dei contenuti, sia la fruizione degli stessi da parte del pubblico e le abitudini di consumo dei mezzi di comunicazione. Di conseguenza, sta cambiando il modo attraverso il quale i soggetti si informano e contribuiscono alla propria crescita culturale, morale e politica. In questo mutato contesto, caratterizzato da nuovi modelli di apprendimento e di informamazione e da una crescente varietà di contenuti veicolati tanto dai mezzi classici quanto dai nuovi media, appare prioritario comprendere

quali effetti possano derivare per il pluralismo, soprattutto se si tiene conto della difficoltà del mercato di giungere spontaneamente ad un equilibrio che comporti una articolazione dei mezzi di informazione adeguata sotto il profilo del pluralismo (cfr. Polo, 2010), rendendo pertanto necessarie delle misure di intervento pubblico e degli strumenti di misurazione della loro efficacia. Considerata la carenza di studi comparati di natura empirica, lo scritto intende operare un confronto internazionale sullo stato del pluralismo esaminando, laddove possibile,
la situazione italiana e quella presente in altri Paesi (quali Stati Uniti, Giappone e Paesi europei con caratteristiche socio-demografiche paragonabili all’Italia), attraverso l’utilizzo di dati ed informazioni universalmente riconosciuti idonei a misurare lo stato di salute del pluralismo

dei mezzi di informazione in un determinato contesto socio-economico.
Il lavoro si articola in un paragrafo dedicato alla definizione della nozione di pluralismo e degli strumenti di intervento ai quali si fa attualmente
ricorso per assicurarne la tutela.
Segue poi l’analisi comparativa sullo stato del pluralismo, che, avvalendosi principalmente dello strumento dell’audience, è finalizzata non
solo ad individuare le fonti di informazione alle quali i cittadini si rivolgono più frequentemente nei diversi Paesi, ma soprattutto ad illustrare,
con riferimento ai media più utilizzati, le performance dei Paesi sopra indicati in termini di pluralismo, avendo riguardo sia alla dimensione
quantitativa (numero degli operatori presenti, concentrazione delle audience per editore/gruppo societario, …) sia a quella qualitativa  (articolazione della offerta editoriale, analisi dei generi più seguiti, …).
Nell’ultima parte si darà evidenza delle principali conclusioni desumibili dall’analisi svolta.

 

Gli Autori

Danicla Fratini

Elisa Colorito