nel numero 1 del 2010

Il procedimento sanzionatorio amministrativo del garante per la protezione dei dati personali

Massimiliano Pagnacco

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L’apparato sanzionatorio amministrativo, disciplinato nella Parte III, Titolo III, Capo I del d. lgs. 30 giugno 2003 n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali – di seguito Codice), ha subito un profondo cambiamento introdotto dal d. l. n. 207 del 30 dicembre 2008, convertito con legge n. 14 del 27 febbraio 2009. Tale cambiamento ha rappresentato un momento di ulteriore sviluppo e consapevolezza dell’attività del Garante per la protezione dei dati personali (Garante) che, anche a fronte di un incremento dell’attività di controllo, ha intrapreso una capillare opera applicativa, sulla base delle competenze dettate dal Codice, al fine di dare un connotato concreto e coerente alle fattispecie costituenti illecito amministrativo. Sotto tale profilo, però, l’esperienza maturata ha altresì consentito al Garante di individuare un punto fermo su cui radicare il rinnovato impianto sanzionatorio che, come già successo, produrrà un contenzioso anche sotto il profilo interpretativo. Tale punto fermo, peraltro espressamente richiamato dall’art. 166 del Codice, è rappresentato dal procedimento sanzionatorio amministrativo di cui alla legge 24 novembre 1981 n. 689. La norma, infatti, come noto, oltre ad essere individuata come legge di depenalizzazione, postula i principi e le regole che scandiscono il procedimento sanzionatorio amministrativo che comporta l’irrogazione di una pena pecuniaria, nonché l’iter giurisdizionale relativo. Ed è proprio tale specifico procedimento che qui interessa, poiché, come vedremo, nel dettaglio, il Codice, riguardo taluni specifici aspetti, ha voluto creare un sistema diverso e disomogeneo rispetto alla legge n. 689/1981.

L'autore

Massimiliano Pagnacco