nel numero 2 del 2013

Istituzioni regionali della regolazione e Titolo V della Costituzione. I Corecom nell’ordinamento della comunicazione

Vincenzo Maria Sbrescia

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Il quadro giuridico in materia di comunicazioni è stato via via sottoposto a numerose innovazioni legislative e giurisprudenziali.
In questo settore è andato progressivamente componendosi un assetto normativo complesso ed articolato che è stato arricchito dall’introduzione della riforma costituzionale del Titolo V della parte II della Costituzione repubblicana con cui il legislatore ha introdotto “l’ordinamento della comunicazione”, inquadrando tale materia tra quelle rientranti nell’ambito della potestà concorrente. La citata riforma, varata con l’introduzione dell’art. 117, comma 3° Cost. (oggetto di precise pronunce giurisprudenziali della Corte costituzionale)2, si inserisce nell’ampio processo di modifica che ha investito la Carta costituzionale.

La Costituzione repubblicana è stata, come è noto, oggetto di profonda revisione, resasi non più rinviabile in relazione alle esigenze di rafforzamento dei poteri del sistema delle autonomie regionali e locali, oltre che in virtù del processo di modificazione del riparto e della riallocazione delle competenze, dei poteri e delle funzioni fra centro e periferia intervenute a partire dall’approvazione nel 1997 delle Leggi Bassanini nn. 59 e 127 . Alla luce del nuovo disegno costituzionale varato nel 2001, l’organizzazione statale ha assunto una nuova fisionomia, connotandosi per una nuova localizzazione dei poteri adeguata al nuovo assetto ordinamentale, fondato sulla valorizzazione del ruolo, delle competenze e delle funzioni degli enti esponenziali delle comunità regionali e locali. Va rilevato che al trasferimento di funzioni alle autonomie regionali e locali corrisponde, o dovrebbe corrispondere, un proporzionale e parallelo restringimento del ruolo delle amministrazioni statali, secondo un disegno che sembra superare il modello regionalista, dirigendosi verso quello federalista.
In particolare, per quanto qui ci interessa, la riforma del Titolo V ha prodotto, almeno sul piano formale, un sostanziale ridimensionamento degli ambiti operativi dello Stato centrale in materia di “ordinamento della comunicazione”, alla luce del nuovo art. 117, 3° comma della Costituzione che inserisce tale ambito settoriale nel quadro delle materie di competenza concorrente. Tale riassetto costituzionale, che ha assegnato alla potestà concorrente la disciplina dell’ordinamento della comunicazione, introduce, sotto il profilo dei diritti civili e sociali, problematiche innovative di tutela dei principi in materia di comunicazione, fondati sugli artt. 15 e 21 della Carta e fa emergere uno scenario caratterizzato, ancor più che in passato, da una pluralità di attori istituzionali posti a garanzia della libertà di comunicazione (BEREC, AGCOM, Ministero delle comunicazioni, Corecom) nell’ottica del sistema ordinamentale integrato e multilivello. Questi principi trovano, o sembrano trovare, nella individuazione dell’ordinamento della comunicazione8, formulato all’art. 117, c. 3 del nuovo Titolo V della Costituzione repubblicana9, un momento di più compiuta sintesi, quasi una risposta legislativa all’evoluzione tecnologica ed alla visione convergente delle comunicazioni elettroniche intese come un sistema unitario in linea con la previsione normativa esplicitata nella Legge n. 249/1997

L'autore

Vincenzo Maria Sbrescia