nel numero 3 del 2011

La Direttiva sui servizi di media audiovisivi nell’evoluzione del sistema radiotelevisivo

Vincenzo Maria Sbrescia

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In questa breve nota, partendo dall’analisi delle dinamiche legislative che hanno caratterizzato il processo di riforma dell’assetto normativo vigente del diritto europeo della radiotelevisione, si è cercato di contribuire alla ricostruzione delle linee di sviluppo dell’ordinamento europeo dei
servizi di media audiovisivi.
Si è tentato di rappresentare le peculiarità del sistema regolatorio integrato nel settore audiovisivo nella consapevolezza che il comparto di
riferimento oltre ad avere una forte connotazione “economica”, ha una straordinaria rilevanza sul piano “culturale”, che lega il settore dell’audiovisivo dei singoli Stati membri alla stessa identità nazionale dei diversi paesi dell’UE.
In particolare, si è cercato di valutare il percorso evolutivo compiuto dalla Comunità per ridisciplinare adeguatamente il settore della radiotelevisione, tutelando la libertà, il pluralismo e la concorrenza nell’informazione, valori cardini del sistema comunitario, riconosciuti dagli

artt.10 e 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
In questo lavoro si è tentato, dunque, di fare emergere le caratteristiche fisionomiche del nuovo assetto regolatorio nel settore dei servizi
audiovisivi alla luce delle dinamiche legislative europee ed all’interno della dimensione integrata della governance comunitaria.
Si è compiuto, quindi, il tentativo di contribuire alla ricostruzione delle linee di sviluppo dell’assetto normativo integrato della radiotelevisione,
valutando specificamente la nuova disciplina dettata dalla Direttiva sui servizi di media audiovisivi e tesa ad di adeguare il sistema normativo
europeo al processo di innovazione tecnologica ed alle innovazioni di natura economico-commerciale.
Infatti la Direttiva servizi di media audiovisivi innova profondamente il sistema di limitazioni previste dalla 552/89/CE e dalla 97/36/CEE, inglobando nella sfera applicativa sia i servizi lineari che i servizi non lineari.
La nuova disciplina comunitaria e nazionale in materia di servizi di media audiovisivi è stata disegnata con l’intento di adeguare il quadro giuridico
ai processi di digitalizzazione e di modernizzare le regole di settore, garantendo il rispetto dei principi anche per le nuove tecniche
di comunicazione pubblicitaria. Il nuovo assetto regolatorio individuato in sede legislativa costituisce, almeno in linea teorica, il tentativo di
raggiungere un punto di equilibrio tra la salvaguardia dei diritti degli utenti (fruitori di servizi di media audiovisivi) e la libertà economica di
trasmettere pubblicità.
Se si considerano le principali innovazioni sembrerebbe essere stata tendenzialmente privilegiata la dimensione economico/commercial,e a
scapito della salvaguardia dei diritti.
In particolare, viene abolito il limite quotidiano della pubblicità in rapporto alla durata della trasmissione di un’emittente televisiva, già considerato come un limite di carattere teorico.
Non viene inoltre disposto un tetto per i messaggi pubblicitari diffusi all’interno delle televendite.
Le interruzioni pubblicitarie sono consentite non più ogni 45 minuti ma ogni 30 minuti (per opere cinematografiche, telefilm e notiziari).
Viene, altresì, disposta l’abolizione del limite in precedenza previsto che impediva le interruzioni pubblicitarie nei programmi di attualità,
nelle trasmissioni documentaristiche e in quelle religiose, la cui durata è inferiore a 30 minuti.
Risulta, altresì, rimosso il limite di carattere generale che stabiliva che tra ogni interruzione ci dovevano essere almeno venti minuti.
Quindi per i programmi di durata superiore ai trenta minuti è permessa un’interruzione pubblicitaria per ogni blocco di trasmissioni di trenta
minuti.
Allo stesso modo, vengono superate le norme che riguardano i programmi articolati in parti autonome che disponevano il divieto di inserire
spazi pubblicitari fuori dalle citate parti o anche negli intervalli. Inoltre viene introdotta una deroga al principio in base al quale il ricorso ad
isolati messaggi pubblicitari (spot, e televendite) dovrebbe avere carattere eccezionale; viene prevista e consentita per le trasmissioni riguardanti manifestazioni a carattere sportivo.
Inoltre, si consente alle emittenti di scegliere in modo libero la collocazione della pubblicità all’interno dei programmi, senza alterare l’integrità degli stessi.

Dall’analisi complessiva emerge innanzitutto che l’asse di riferimento della legislazione in materia si è spostato dalla sfera della tutela dei
diritti dei fruitori dei servizi televisivi alla tutela della libertà economica.
In realtà, come accennato sopra, la nuova misura sembra rappresentare un passaggio evolutivo di un percorso incrementale che sta caratterizzando la regolazione del settore audiovisivo, le cui origini erano individuabili nell’esigenza di tutelare i telespettatori, di garantire la produzione audiovisiva europea e le relative specificità culturali, di contingentare gli spazi e i tempi dei messaggi pubblicitari.
Il nuovo assetto sembra aver modificato almeno in parte il baricentro del sistema regolatorio con lo spostamento dell’asse dalla salvaguardia
dei diritti degli spettatori alle esigenze economico-commerciali connaturate, peraltro, ad un approccio mercatista, che rende soverchiante
la sfera economica su quella dei diritti.
Risulta così strutturalmente modificato il modello audiovisivo europeo che sembrerebbe aver perduto, almeno in parte, la portata tutoria
e di garanzia a favore di una connotazione economicista e liberaleggiante che sembra prendere il sopravvento. In quest’ottica, proprio
il nuovo carattere che il legislatore comunitario ha inteso assegnare alla nuova disciplina costituisce una sorta di matrice identificativa,
frutto di una precisa filosofia ispiratrice che sposta l’attenzione dalle esigenze di tutela dei diritti alla dimensione economica e commerciale.
L’auspicio è che in sede di revisione della nuova Direttiva si valutino le criticità della normativa in materia di servizi di media audiovisivi al fine
di valutare la possibilità di compiere i necessari interventi correttivi, ampliando gli spazi di tutela dei cittadini/consumatori.

L'autore

Vincenzo Maria Sbrescia