La gestione dei dati personali e sensibili in tempo di COVID-19

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Parlare di trattamento di dati in tempi di emergenza epidemiologica può apparire poco pregnante rispetto alle questioni più drammatiche che la diffusione del contagio ha determinato e determina per la salute pubblica.
Tuttavia, se in condizioni di emergenza è possibile limitare, anche in maniera significativa, il diritto alla privatezza di ciascuno, la consapevolezza di vivere un’esperienza assolutamente eccezionale non può travalicare i principi posti a presidio delle libertà
individuali, cosicché le misure eccezionali debbono essere sempre proporzionali e certamente limitate nel tempo.
L’esigenza che si procedesse al trattamento dei dati del cittadino in periodo di lockdown,
è stata fontreggiata attraverso i moduli di certificazione, escamotage condiviso con il Garante per la protezione dei dati personali, per far sì che le pubbliche Autorità raccogliessero, attraverso la sottoscrizione, il consenso dell’interessato.
Più complesso è il ragionamento sulla possibilità per le Autorità di tracciare gli spostamenti dei residenti in determinate regioni attraverso l’uso di celle telefoniche ed i rispettivi smartphone.

L'autore

Marianna Quaranta

Avvocato specializzato nel settore delle imprese di comunicazione, già professore a contratto di diritto commerciale presso l'Università degli studi di Salerno è autrice di diverse pubblicazioni tra cui "Il nuovo Codice delle Comunicazioni" e "Scioglimento e liquidazione nelle SRL". Dal 2002 si occupa della redazione della rivista giuridica "Diritto ed Economia dei mezzi di Comunicazione".Dal 2010 è caporedattore della rivista "Diritto, Economia e Tecnologie della privacy" e membro della Commissione privacy e security del tribunale di Napoli.Dal 2013 è al coordinamento editoriale della rivista "LINK"