nel numero 1 del 2009

La revisione della direttiva televisione senza frontiere nella nuova direttiva sui servizi media audiovisivi

Maja Cappello

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La disciplina dei contenuti audiovisivi veicolati attraverso le reti televisive è stata introdotta dalla direttiva 89/552/CE, cd. direttiva Televisione senza frontiere (di seguito direttiva TVSF) emendata con la direttiva 97/36/CE, con la finalità di coordinare le legislazioni degli Stati membri e, così, agevolare la libera prestazione dei servizi televisivi. In grandi linee, la filosofia della direttiva si basa su di una combinazione di tecniche giuridiche: – l’armonizzazione minima delle legislazioni nazionali in materia di eventi da trasmettere in chiaro, di promozione di opere europee, di disciplina della pubblicità, delle sponsorizzazioni e delle televendite, di diritto di rettifica e di tutela dei minori; – l’applicazione del principio dello Stato di origine per individuare la disciplina applicabile e la giurisdizione competente all’attività di regolamentazione, vigilanza e sanzione; – la previsione di un residuo potere di controllo, in casi eccezionali, dello Stato di destinazione sui programmi provenienti da altri Stati membri.

Tale impianto resta sostanzialmente immutato anche a seguito dell’ultima revisione del 2007, salva la modifica del campo di applicazione che, oltre ai servizi televisivi in modalità programmata dall’emittente, include anche quelli fruibili su richiesta del telespettatore. Considerate le strette implicazioni che i singoli processi di revisione hanno avuto sulla direttiva sui servizi media audiovisivi che qui si commenta (di seguito direttiva SMAV), si illustrano di seguito le tappe principali dei percorsi che hanno portato alle tre direttive.

L'autore

Maja Cappello