nel numero 1 del 2012

La riforma delle professioni intellettuali

Franco Abruzzo

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La riforma delle professioni intellettuali era attesa da 30 anni.

Avviata dal Governo Berlusconi/Tremonti con le leggi 148/2011 e 183/2011 è stata conclusa dal Governo Monti/Passera con le leggi 214/2011 e 27/2012: quattro leggi complesse in otto mesi. Le ultime due leggi hanno corretto in particolare la prima e la seconda: si era stabilito inizialmente che gli Ordini andavano cambiati entro l'agosto del 2012 e che se ciò non fosse successo, gli Ordini erano automaticamente abrogati.

L'autore dimostrerà, esaminando le 4 leggi, che la nuova normativa ha un punto forte quando afferma che l'accesso alle professioni è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull'autonomia e sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica del professionista. Il richiamo all'indipendenza di giudizio del professionista assurge ad un preciso diritto-dovere in relazione al concreto svolgimento dell'attività. Le professioni non tollerano da oggi in avanti vincoli che le limitino.

Gli ordini, comunque, escono indeboliti dalla riforma, perchè hanno perso il campo della deontologia, che sarà gestita dai Consigli di disciplina a livello locale e nazionale. Gli ordini si occuperanno in sintesi delle iscrizioni all'Albo e al Registro dei praticanti, della formazione, della pubblicità informativa degli iscritti  e dell'esame di Stato.

L'autore

Franco Abruzzo

Nato nel ‘39, laureato in scienze politiche, ha iniziato la professione di giornalista nel ’59 presso le redazioni calabresi dei quotidiani “Il Tempo” e il“Giornale d'Italia” per poi trasferirsi a Milano. Ha lavorato a "Il Giorno" e a "Il Sole 24 ore”. Cofondatore della componente sindacale di “Stampa democratica” e direttore di "Tabloid” dall ‘89 al ‘91 è stato presidente dell'associazione "Walter Tobagi" per la formazione al giornalismo. Autore di numerosi libri e docente presso diverse universita’, dall‘89 è presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Ha avviato una intransigente battaglia a favore del rinnovamento della professione giornalistica e in difesa dei principi della deontologia, dell'indipendenza e della libertà di cronaca e di critica. Ha sostenuto il forte legame della professione giornalistica con le università e le scuole riconosciute dall'ordine. Ha indirizzato l'azione concreta dell'ordine della Lombardia verso la difesa della tutela della dignità della persona, la puntuale applicazione dei canoni deontologici e il rispetto delle regole contrattuali nelle redazioni.