nel numero 1 del 2008

La risoluzione delle controversie tra operatori di telecomunicazioni

Mariangela Salvia

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Nel 1997, con la legge del 31 luglio n. 249, il legislatore ha dato vita all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (in seguito AgCom), stabilendo che quest’organismo dovesse disciplinare con propri provvedimenti le modalità per la soluzione non giurisdizionale delle controversie tra utenti, o categorie di utenti, e soggetti autorizzati o destinatari di licenza, ovvero tra questi ultimi. Nel delegare tale compito all’Autorità, il legislatore ha imposto, tra l’altro, il principio generale di obbligatorietà del tentativo di conciliazione in materia di telecomunicazioni, riaffermando, contestualmente, la necessità che ogni procedura conciliativa così introdotta dovesse risultare accessibile e poco onerosa, oltre che idonea a realizzare un’equa, tempestiva e trasparente composizione delle controversieL’AgCom agisce, in merito alla risoluzione non giurisdizionale delle controversie, attraverso i cd. Modelli alternativi, generalmente denominati ADR, acronimo che sta per Alternative Dispute Resolution. Si tratta di strumenti alternativi alla giurisdizione, noti nell’esperienza giuridica anglosassone, ma abbastanza recenti nell’esperienza italiana e, in generale, un po’ estranei alla nostra tradizione giuridica ed amministrativa. Infatti, in Italia, sono conosciuti come strumenti alternativi alla giurisdizione i ricorsi gerarchici ed i ricorsi d’opposizione; meccanismi, però, che o sono caduti in desuetudine o hanno comunque conseguito scarsi risultati in termini di effettività della tutela. Attualmente, infatti, tali strumenti, nella fattispecie la conciliazione e l’arbitrato, vengono portati avanti con costanza e dedizione tanto dal legislatore nazionale quanto da quello comunitario, ciò accade perché il loro obiettivo primario è di deflazionare il ricorso alla giustizia ordinaria o amministrativa, che, notoriamente, hanno tempi e costi poco sostenibili a fronte di un mercato che necessita sempre più di certezze e rapidità. Non è in dubbio, infatti, che gli strumenti alternativi servono per far emergere controversie e disfunzioni che con tutta probabilità resterebbero prive di rimedio, atteso che i costi di un percorso giurisdizionale sono tali da scoraggiare ogni accesso a tale via. In assenza di tali metodi di risoluzione delle controversie il cittadino, di fronte soprattutto a fornitori o erogatori di servizi pubblici, che sono spesso delle grandi imprese, non avrebbe difesa. In questi termini, le imprese potrebbero anche fare un calcolo economico e confidare nel fatto che tante piccole disfunzioni si traducano in un grande risparmio nel bilancio. Infine, occorre precisare che sussistono alcune norme di legge, tra cui l’art. 24 e 102 della Cost. e l’art. 141 del Codice del consumo (D. Lgs. del 6 settembre 2005, n. 206) che possono essere lette come norme di principio verso l’imposizione di forme di ADR obbligatorie nei confronti dei consumatori. Infatti, proprio l’art. 141, sopra menzionato, stabilisce che, “nei rapporti tra consumatore e professionista, le parti possono avviare le procedure di composizione extragiudiziale per la risoluzione delle controversie in materia di consumo e che il consumatore non può essere privato in nessun caso del diritto di adire il giudice competente qualunque sia l’esito della procedura di composizione extragiudiziale”.

L'autore

Mariangela Salvia