nel numero 2 del 2010

La tutela contrattuale del consumatore: gli obblighi informativi ed il diritto di recesso anche alla luce dei recenti interventi comunitari

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Il nostro ordinamento prevede una tutela sostanziale dei diritti del consumatore in quanto la protezione dei consumatori viene considerata una garanzia fondamentale da annoverare tra gli scopi di solidarietà costituzionalmente previsti.

Il principio della tutela dei diritti del consumatore è affermato, a livello comunitario, già nel Trattato di Maastricht, laddove si prevede che “la Comunità contribuisce al conseguimento di un livello elevato di protezione dei consumatori, mediante azioni specifiche di sostegno e di integrazione della politica svolta dagli Stati membri al fine di tutelare la salute, la sicurezza, gli interessi economici dei consumatori e di garantire loro un’informazione adeguata”. In tale prospettiva, sono state emanate numerose direttive soprattutto finalizzate a soddisfare le sempre più crescenti istanze sociali e giuridiche di tutela del consumatore derivanti dal continuo evolversi del mercato e delle connesse pratiche commerciali: a titolo esemplificativo si annoverano la direttiva 85/577/CEE, attuata con il D.Lgs. 50/1992, avente come oggetto la tutela del consumatore nell’ambito dei contratti negoziati fuori dai locali commerciali; la direttiva 93/13/CEE, relativa alle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, al cui interno il legislatore delinea la figura di “consumatore” quale “persona fisica che, nei contratti oggetto della presente direttiva, agisce per fini che non rientrano nella sua attività professionale”; da ultimo, la direttiva 2005/29/CE, in materia di pratiche commerciali sleali, la quale contiene una sorta di black list di quelle che, secondo l’apprezzamento del legislatore, si configurano quali pratiche commerciali scorrette. A livello di legislazione nazionale, prima dell’avvento del Codice del consumo, la disciplina generale a tutela del consumatore era contenuta unicamente nell’art. 1469-bis e ss c.c., nel testo introdotto dalla suindicata direttiva comunitaria 93/13/CEE al fine di superare i limiti connessi all’applicazione degli artt. 1341 e 1342 c.c. consistenti, in particolare, nella tassatività dell’elenco di clausole vessatorie ivi previsto il quale non consente un’estensione analogica a tutte quelle fattispecie che, pur essendo indubbiamente lesive dei diritti del consumatore, restano, per effetto di tale divieto normativo, del tutto prive di sanzione. Tanto premesso, dall’attenta disamina dei più recenti interventi normativi di matrice comunitaria, si evince la progressiva definizione di un quadro regolamentare di tutela sostanziale del consumatore che sia il più possibile omogeneizzata nelle sue applicazioni concrete all’interno degli Stati membri e che consenta soprattutto di arginare le possibili distorsioni derivanti dalla ormai consolidata prassi consistente nella predisposizione unilaterale, da parte del professionista, di condizioni generali di contratto quasi sempre contenute in moduli ovvero formulari prestampati oggetto di mera adesione da parte di un consumatore spesso non pienamente consapevole della reale portata di ciò che andrà a sottoscrivere.