nel numero 1 del 2009

Le sanzioni amministrative nel sistema radiotelevisivo. Commento agli articoli 51 e 52 del d.lgs. 31 luglio 2005 n. 177

Maurizio Mensi

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Il Capo I del Titolo X del Decreto Legislativo 31 luglio 2005 n. 1771, recante Disposizioni sanzionatorie e finali (di seguito anche, “t.u. radiotv”), disciplina agli artt. 51 e 52 la materia delle sanzioni di competenza rispettivamente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (di seguito, “Autorità”) e del Ministero delle comunicazioni (oggi, Sviluppo Economico). Segnatamente l’art. 16 della legge 3 maggio 2004, n. 112 (c.d. legge “Gasparri”), aveva conferito al Governo la delega per coordinare l’intera materia radiotelevisiva con le integrazioni, modificazioni e abrogazioni all’uopo necessarie, senza alcun riferimento specifico alla disciplina sanzionatoria. Pertanto le sanzioni previste negli articoli in commento si aggiungono e non si sostituiscono, se non in minima parte, a quelle previgenti. Il risultato è un complesso mosaico normativo di difficile lettura e ardua interpretazione. In via generale, l’art. 54, comma 1, lettera i), n. 13, t.u. radiotv, abroga l’art. 31 della legge 6 agosto 1990, n. 223, che costituiva il principale presidio sanzionatorio in materia radiotelevisiva fino a quel momento vigente. Quanto alle sanzioni di competenza dell’Autorità, l’art. 51, comma 7, t.u. radiotv rinvia a quelle di cui all’art. 1, commi 29-31 della legge 31 luglio 1997, n. 249, oltre alle misure ripristinatorie in tema di posizioni dominanti indicate all’art. 43 t.u. radiotv. Il comma 6 rinvia poi all’art. 35 t.u. radiotv per le violazioni inmateria diminori, disciplinandone anche la sequenza procedimentale. Infine, il comma 8 rinvia all’art. 48 t.u. radiotv per le misure e le procedure da adottare nei confronti della concessionaria del servizio pubblico in caso di inadempimento dei compiti ad essa assegnati (v. infra § 2.6). Per quanto concerne le sanzioni di competenza del Ministero, l’art. 52 t.u. radiotv richiama quelle applicabili agli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva in virtù degli agli artt. 976 e 987, commi 2-9, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, recante il Codice delle comunicazioni elettroniche. Il suddetto art. 98, dedicato comunque anche alle sanzioni per gli illeciti in materia di comunicazioni elettroniche, è il risultato a sua volta dell’armonizzazione di varie misure sanzionatorie previste da precedenti testi normativi (D.P.R. 19 settembre 1997, n. 318; legge 31 luglio 1997, n. 249; legge 24 aprile 1998, n. 128 e D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, cd. “T.U. postale”), coordinate secondo i criteri contenuti nell’art. 41 della legge 1° agosto 2002 n. 166, contenente la delega per la stesura del Codice delle comunicazioni elettroniche. Per di più, anche se non espressamente richiamata dai due articoli in commento, risulta ancora applicabile alla materia delle comunicazioni la sanzione prevista dall’art. 2, comma 20, lett. c), della legge 14 novembre 1995, n. 481, recante Norme per la concorrenza e la regolazione dei servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità, in base alla quale l’Autorità, in caso di inosservanza dei propri provvedimenti, irroga sanzioni amministrative pecuniarie “non inferiori nel minimo a lire 50 milioni e non superiori nel massimo a lire 300 miliardi [di lire]”, “salvo che il fatto costituisca reato”. Tale norma assume carattere residuale e si applica solo ove la fattispecie non sia disciplinata da altre specifiche previsioni di legge o non sia superata da disposizioni successive aventi lo stesso ambito di riferimento. I presupposti applicativi e procedimentali sono, in tal caso: l’accertata inosservanza di un provvedimento dell’Autorità (sub specie, una deliberazione), la contestazione della violazione e infine l’irrogazione della sanzione. Si tratta di una norma “di chiusura” del sistema sanzionatorio di competenza dell’Autorità, richiamata anche dall’art. 6 del regolamento in materia di pubblicità radiotelevisiva e televendite del 2001. Con segnalazione al Governo del luglio 2006, ai sensi dell’art. 1, comma 6, lett. c), n. 1 della legge n. 249/1997, l’Autorità, alla luce dei rilievi critici espressi dalla Commissione europea nell’XI Rapporto sull’attuazione delle direttive sulle comunicazioni elettroniche, aveva proposto al legislatore una serie di interventi correttivi al sistema sanzionatorio per consentire una chiara individuazione delle norme applicabili e per rendere i procedimenti lineari, celeri, efficaci con sanzioni calibrate al disvalore della condotta vietata, riducendo la possibilità di ricorrere al pagamento dell’oblazione, se non nei casi di violazioni più blande. Tali indicazioni sono state in gran parte recepite dal legislatore che ha di recente escluso la possibilità del pagamento in misura ridotta per tutte le sanzioni irrogate dall’Autorità nelle materie delle comunicazioni elettroniche e della radiotelevisione.

L'autore

Maurizio Mensi

Professore ordinario di Diritto pubblico dell’economia della Scuola Superiore dell’economia e delle finanze (Roma) e incaricato di Diritto dell’informazione e della comunicazione presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università LUISS Guido Carli (Roma). Avvocato abilitato alle giurisdizioni superiori. Dal 1999 al 2005 direttore del Servizio giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dal 1994 al 1999 Avvocato dello Stato a Venezia, dal 1989 al 1994 funzionario della Commissione europea a Bruxelles, e dal 1988 al 1989 Procuratore dello Stato a Catania.Esperto TAIEX della Commissione europea. Relatore in numerosi convegni, in Italia e all’estero, e autore di varie pubblicazioni in diritto amministrativo e dell’Unione europea.Settori di competenza: regolazione delle Public Utilities, appalti pubblici e concessioni, comunicazioni elettroniche e audiovisivo, concorrenza e aiuti di Stato.