nel numero 3 del 2009

L’editoria in Italia fra stato e mercato: alcune prospettive per una riforma attesa

Corrado Calabro

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L’editoria sta attraversando un serio momento di crisi a livello internazionale. Il recente caso di grandi difficoltà finanziarie dell’Observer è solo la punta dell’iceberg 2. La crisi pone il settore ad un bivio cruciale tra il rischio di un fallimento strutturale del mercato dell’editoria e l’occasione per una radicale ristrutturazione del comparto per superare le difficoltà dell’offerta. In questo senso, la celebrata iniziativa francese di convocare gli Stati generali dell’editoria per analizzare le criticità del settore, evidenziare le priorità e individuare le corrispondenti linee d’azione, sembra essere esemplificativa di una riflessione in atto su molti temi, fra cui anche quello di un nuovo rapporto tra Stato e mercato nell’editoria.

Il 2008 ha confermato una tendenza in atto a livello internazionale: le testate a pagamento devono sostenere le conseguenze della crisi economica, e, al contempo, fronteggiare le spinte competitive che provengono dai nuovi segmenti del settore (free press), dai media tradizionali, come radio e televisione, dai media innovativi, come internet. Le difficoltà e il percorso dell’editoria assumono una particolare rilevanza posta la specialità e la rilevanza del settore. Il funzionamento della democrazia presuppone infatti l’esistenza di una pubblica opinione informata e questa dipende dalla presenza del maggior numero di fonti di informazione qualificate, diverse e indipendenti tra loro. In questo senso, la salute della stampa è uno dei più evidenti indicatori di vitalità democratica di un Paese, in quanto la libertà di manifestazione del pensiero appare inscindibile dalla libertà di stampa, e, più in generale, dalla molteplicità dei mezzi con i quali la si può esprimere. In Italia, la tutela riconosciuta alla manifestazione del pensiero si è tradotta in una disciplina a tutela deimezzi di comunicazione; in primis, storicamante, della stampa. Una regolazione speciale, risalente nel tempo, che ha i suoi capisaldi nella previsione di soglie allo sviluppo delle imprese (crescita esterna) e nel sistema di sovvenzioni pubbliche al settore. Una regolazione che pone alcune istanze di bilanciamento fra tutela del pluralismo e tutela della concorrenza e che non è esente da limiti nel promuovere l’efficienza produttiva, ma anche dinamica, del settore. Questo contributo è volto a contestualizzare l’intervento pubblico nel settore, alla luce dell’attuale stato di crisi dell’editoria e nella prospettiva di una riforma del settore che, in Italia, è attesa da tempo e dimostra oggi tutta la sua urgenza. L’intervento pubblico deve infatti avere l’obiettivo di promuovere l’evoluzione dell’attività editoriale per consentirle di cogliere le occasioni offerte dai cambiamenti in atto; e ciò al fine di promuovere la pluralità e la qualità delle iniziative di informazione che risultano fondamentali per garantire il pluralismo dell’informazione e la libertà di manifestazione del pensiero. La chiave di lettura è quella di un regolatore che ha come obiettivo istituzionale e mission quotidiana quelli di tutelare il pluralismo dell’informazione garantendo spazi ed opportunità coerenti con le trasformazioni dell’industria: le attuali difficoltà, in questo senso, offrono più di uno spunto interessante. Basta saperli cogliere in tempo utile per governare la trasformazione e non per tentare il salvataggio in extremis di un’industria agonizzante.

L'autore

Corrado Calabro

Dopo una laurea in giurisprudenza conseguita nel giugno 1957 all'università di Messina, Calabrò ha fatto carriera prima nella Corte dei Conti e poi, dal 1968, nel Consiglio di Stato, del quale nel 1982 è diventato presidente di sezione. Nell'organismo di secondo grado della giustizia amministrativa si è occupato sia delle sezioni giurisdizionali che di quelle consultive ed è stato anche addetto al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana, l'organismo di secondo grado della giustizia amministrativa nell'ordinamento a statuto speciale dell'isola. Dal 1990 è stato presidente aggiunto della Terza sezione del Consiglio di Stato, passando alla Quinta nel 1996.L'anno successivo è diventato presidente titolare della III sezione, incarico mantenuto fino al 31 dicembre 2000. Nel mese di luglio del 1999 è stato eletto presidente dell'Associazione magistrati del Consiglio di Stato, incarico che ha conservato fino al mese di settembre del 2001. Il 1º gennaio 2001 è diventato presidente titolare della sezione per gli atti normativi. Il 1º ottobre dello stesso anno è diventato presidente del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, presiedendo anche la I sezione, quella dedicata alla funzione pubblica nell'economia con particolare attenzione all'Antitrust, alla Consob e alla Banca d'Italia. Nella sua carriera è stato anche presidente del Comitato consultivo permanente per il diritto d'autore.Calabrò, specialista di diritto del lavoro e di diritto amministrativo, è autore di alcuni saggi in materia.