nel numero 1 del 2012

L’evoluzione normativa dell’intervento pubblico indiretto nel settore cinematografico

Alfonso Contaldo

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Il sistema delle sovvenzioni statali al settore cinematografico è frutto di un'evoluzione politico-normativa registratasi nel corso del secolo scorso.

Dopo la costituzione dell'Unione Cinematografica Italiana che inglobò tutte le principali aziende cinematografiche italiane e con i primi provvedimenti normativi sull'attività cinematografica voluta dal regime fascista che mirava sia a favorire la produzione nazionale privata, sia a coinvolgere lo Stato nell'attività cinematografica con la creazione dell'Istituto Luce, si ebbe la legge n. 1121 del 1927, con cui lo Stato obbligò i produttori a denunciare l'inizio della lavorazione, imponendo l'obbligo di programmare pellicole solo di produzione nazionale.

Nel complesso l'organizzazione della cinematografia in ambito fascista fu piuttosto varia e articolata, con istituzioni e iniziative che, dovendo conseguire risultati di prestigio anche sul piano internazionale, ebbero qualche margine di autonomia e adeguate dotazioni di mezzi.

Dalla metà degli anni trenta la crisi si aggrava e per cercare di risolvere la situazione si cerca di passare al finanziamento diretto dello Stato. Lo Stato aveva il controllo della produzione cinematografica ed i finanziamenti statali venivano recuperati solo dopo che il produttore aveva recuperato le somme da lui stanziate.

La legge n. 897 del 1956 ridefinì le provvidenze, anche con un sistema di incameramento delle provvidenze precedentemente elargite con il contributo del 16% dagli introiti lordi dei film proiettati per un periodo di un cinque anni dalla prima proiezione. Erano presenti altri cinque premi da distribuire tra il produttore, l'autore, il soggetto della sceneggiatura, dalla musica, dalla regia della scenografia, delle riprese. I premi erano presenti anche per i film per ragazzi e un contributo del 2% per tre anni dalla prima proiezione per i produttori di cortometraggi a carattere documentario.

La sezione autonoma del credito erogava finanziamenti solo fino al 60% del costo di produzione mantenendo un diritto di privilegio su incassi nazionali, premi governativi e ricavi esteri del film finanziato.

Il rimanente 40% dei costi di produzione era prestato da terzi, principalmente banche che, non potendo usufruire, per i propri crediti, del privilegio sugli incassi, prestavano il denaro ad altissimo interesse e ciò annullava i vantaggi del credito agevolato.

Nasce così un nuovo regime di agevolazione fiscale che terminerà nel 1999 con l'abolizione dell'imposta sugli spettacoli e la trasformazione degli abbuoni, concessi agli esercenti delle sale, in crediti d'imposta.

L'autore

Alfonso Contaldo