nel numero 1 del 2010

L’Organismo europeo dei regolatori nella riforma dell’ordinamento delle comunicazioni

Vincenzo Maria Sbrescia

5,00

Con l’entrata in vigore, nel 2010, del nuovo quadro europeo delle comunicazioni elettroniche, l’assetto ordinamentale della governance di settore,

fondato sul pacchetto Telecom 20023 (varato in seguito all’avvio della Review ’99), è stato sottoposto a numerose trasformazioni4, con l’avvio,

tra il 2005 e il 2006, della fase di revisione.

Tali innovazioni sono state determinate dall’esigenza – avvertita dal legislatore comunitario – di rimodulare il quadro regolativo per

adeguarlo alle innovazioni tecnologiche ed economiche che nell’ultimo decennio hanno rivoluzionato il mercato delle comunicazioni,

ma anche dalla necessità di superare elementi di criticità via via riscontrati in fase di applicazione del quadro regolamentare vigente.

L’iter che ha portato alla definizione del nuovo assetto regolatorio (che ha avuto inizio con la Comunicazione sul riesame del quadro normativo

comunitario per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica del 2006) è stato particolarmente complesso ed ha avuto momenti di pausa

ma anche momenti di forte accelerazione. Il primo passaggio decisivo vi è stato nel 2007, allorché la Commissione ha adottato, il 13 novembre,

il pacchetto di proposte di riforma articolato in due proposte di direttiva: la COM(2007) 697 – 2007/0247 (COD) (definita “direttiva legiferare

meglio”) e la COM(2007) 698 – 2007/0248 (COD) (denominata “direttiva sui diritti dei cittadini”).

Il pacchetto di misure si completava con la proposta di regolamento COM(2007) 699 –2007/0249 (COD), tesa ad istituire un unico Regolatore europeo delle comunicazioni.

Tali atti furono, poi, trasmessi, rispettivamente il 13, il 15 ed il 16 novembre 2007, al Parlamento europeo ed al Consiglio per l’esame successivo.

Preliminarmente, va sottolineato che, fatta eccezione per la summenzionata misura regolamentare, tesa ad istituire la nuova Autorità europea, le

nuove disposizioni ipotizzate dal legislatore comunitario non intendevano stravolgere l’assetto ordinamentale disegnato dal pacchetto Telecom 2002.

Piuttosto, tali misure erano state concepite con l’obiettivo di aggiornare la normativa vigente attraverso formule ad intarsio ed una miriade di innesti nella legislazione in vigore.

In particolare, attraverso la proposta di revisione della direttiva quadro, della direttiva autorizzazioni e della direttiva accesso, il legislatore

comunitario intendeva aumentare l’efficacia, ridurre le risorse amministrative necessarie per l’attuazione della regolamentazione economica,

oltre che agevolare e rendere più efficiente l’accesso alle frequenze radio.

Invece, mediante la riforma della direttiva sul servizio universale e della direttiva sulla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni

elettroniche, la Commissione intendeva accrescere la tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti ed assicurare l’affidabilità, la sicurezza

e l’attendibilità, garantendo, un livello elevato di tutela della vita privata e dei dati personali degli individui.

Il legislatore europeo intendeva anche migliorare il coordinamento delle attività delle ANR all’interno dei diversi Paesi, e rafforzare l’azione

già svolta a livello europeo dall’ERG.

In quest’ottica, propose l’istituzione di un organo indipendente chiamato a contribuire al completamento del mercato interno ed a supportare

la Commissione ed i legislatori nazionali relativamente all’attuazione della disciplina europea delle comunicazioni elettroniche.

Obiettivo di questa breve nota è quello di contribuire alla ricostruzione delle linee di sviluppo che hanno portato alla definizione del BEREC

(Body of European Regulators for Electronic Communications) e, conseguentemente, di delineare le competenze assegnate al Regolatore

europeo delle comunicazioni e di individuare, altresì, il modello di governance istituzionale che connota il nuovo Organismo di regolazione.

L'autore

Vincenzo Maria Sbrescia